p. 10 – METTERE ALLA STESSA TAVOLA I POPOLI DEL MONDO – Di Alex Moscetta, Comunicazione relazioni pubbliche Comunità di Sant’Egidio
LE PAROLE CHE COSTRUISCONO PONTI E NON TRINCEE: LA COMUNICAZIONE COME PRIMO ATTO DI DIPLOMAZIA.
Il 15 giugno un giovane congolese, Floribert Bwana Chui, è stato beatificato a Roma. Martire in odio alla fede per la sua uccisione nel 2007 a Goma, regione del Congo dove ancora oggi le tensioni rendono difficile la vita di tanti.
Questo giovane non aveva accettato di cedere alla corruzione, ed era un esempio di responsabilità per i giovani con il servizio della scuola della pace ai bambini di strada.
La sua vita, la sua testimonianza sono un esempio per tanti. Un modello di scelta e di vita che ci interroga perché oggi la sua storia parla toccando il cuore e diventando una luce per tanti. Era della Comunità di Sant’Egidio. Ha deciso di mantenere le mani pulite, mentre le mani che trafficano soldi si sporcano di sangue. Il suo sogno era quello di “Mettere alla stessa tavola i popoli del mondo”.
Una frase che oggi risuona ancora più decisiva in un mondo che sta vivendo ormai da anni “una terza guerra mondiale a pezzi” (come ha detto Papa Francesco). Un mondo globalizzato che genera paure. Il mondo globale ha profondamente cambiato la nostra umanità. È avvenuta quella che il rabbino Saks chiama la «rivoluzione climatica culturale», cioè il grande passaggio dal noi all’io. Ci troviamo in una fase di mondo centrato sull’io, favorita anche dai social, da una comunicazione senza comunità. È un tempo senza visioni a cui non siamo più abituati. Il linguaggio comunicativo semplifica la realtà per provocare reazioni istintive; usa la parola solo per offendere e attaccare; con informazioni false o deformate ad arte lancia messaggi destinati ad alzare i toni, a provocare, a ferire.
Il sociologo Baumann diceva che le uniche soluzioni che ci permettono di uscire da queste sabbie mobili (il tempo difficile e di guerra in cui viviamo) in cui ci siamo impantanati non sono altro che il dialogo e la comunicazione. Comunicare per dialogare. Dialogare per comunicare bene. Un dialogo aperto sulle sfide globali, del rispetto per la libertà di espressione e del contrasto alle fake news e alla propaganda. Promuovendo così l’inclusività e l’empatia verso i bisogni degli altri. Un linguaggio positivo e inclusivo è un elemento chiave per creare una comunicazione responsabile, in cui ogni individuo viene considerato e rispettato per le proprie differenze e peculiarità.
Per questo servono narrazioni di pace, narrazioni del bene, narrazioni positive. Servono esempi, testimonianze. Penso ai giovani ucraini che nonostante la cultura della vittoria e lo sconforto della guerra che dura da oltre 3 anni, si impegnano nella solidarietà sia a Kyiv sia nella parte occidentale del paese con milioni di sfollati interni.
La comunicazione e l’informazione hanno una grande influenza sulla prevenzione dei conflitti armati e sul loro evolversi una volta che sono scoppiati: possono alimentarli, rendendo il clima più infuocato e conflittuale, oppure contribuire a superarli, attraverso la mediazione e il dialogo. Sulla base della mia esperienza personale, è evidente che oggi ognuno, in particolare chi si occupa di comunicare e relazioni, può fare la differenza. La chiamerei la comunicazione da cuore a cuore ovvero far parlare il nostro vissuto, le nostre emozioni belle, i nostri desideri di pace, di giustizia di cui tanto ha bisogno il mondo. La mia commozione nello stare nei centri nutrizionali in Malawi o in Mozambico, l’incontro con i profughi nell’isola di Lesbo in Grecia o con giovani afghani a Cipro che dopo lunghi e difficili viaggi e a volte anche naufragi, sopravvivono in attesa di un permesso per entrare in Europa e riscattare una vita che senza nessuna colpa subisce le conseguenze della guerra e della violenza. La gioia di storie come quella di Alejandro che dopo il Covid si è ritrovato a vivere per strada ma poi grazie a un posto in un’accoglienza notturna, ha ritrovato la speranza, ha cominciato a lavorare e oggi vive in una casa e ha avuto accesso al prestito per comprarsi l’automobile.
Storie e situazioni positive che dimostrano che un modo diverso di comunicare è possibile. Ad esempio il tema dell’ecologia e del rispetto dell’ambiente come è diventato centrale nella vita e nei pensieri delle generazioni giovani. Si è tracciato ormai una linea di comportamento e di etica sul clima e sull’inquinamento che per la maggior parte di essi non viene più messa in discussione. E il loro entusiasmo e determinazione può veramente influire su tanti.
Veramente oggi bisogna impegnarsi e scegliere di comunicare responsabilmente: un approccio etico, trasparente e veritiero, in cui ogni parola e azione comunicativa vengono guidate dalla consapevolezza dell’impatto che possono avere sulla società e sull’ambiente.
Oggi c’è bisogno di una scelta di tutti noi! È chiaro bisogna realizzare una comunicazione che riaccende in tanti la speranza, capace di parlare al cuore, di suscitare apertura e la pace.