Roma respira sui muri

A Ostiense l’arte diventa respiro: Hunting Pollution unisce bellezza e sostenibilità, trasformando un murale in un atto concreto per l’ambiente

Intervista a Federico Massa a.k.a. Iena Cruz, Street Artist

«Hunting Pollution dimostra che l’arte pubblica può essere uno strumento di riflessione, di consapevolezza e di partecipazione cittadina.»

Roma è una città che parla attraverso i suoi muri. Nelle crepe e nei colori delle facciate, nei segni lasciati dal tempo e da chi la vive, ogni superficie diventa linguaggio. Ma a volte i muri non si limitano a raccontare: respirano, cambiano, migliorano la città. È quello che accade a Ostiense, dove l’airone gigante di Hunting Pollution, firmato da Federico “Iena Cruz” Massa, veglia sul quartiere e allo stesso tempo purifica l’aria, come se fosse un piccolo bosco urbano sospeso su sette piani di cemento.

Artista nato a Milano e adottato da New York, Iena Cruz è arrivato a Roma con un progetto nel 2018 che ha trasformato il Municipio VIII in un laboratorio a cielo aperto: un’opera che non è solo estetica, ma anche gesto concreto di sostenibilità. Il suo linguaggio visivo, fatto di animali e colori potenti, unisce l’immaginario della street art alla comunicazione ambientale, trasformando l’arte in manifesto urbano.

In questa intervista per Visiva 365 ci racconta il senso del suo lavoro su Roma, il dialogo con i cittadini e la responsabilità di un’arte che diventa megafono per il futuro.

Da Milano a New York, fino a Roma: Federico, il tuo percorso è fatto di città che parlano molto attraverso i muri. Roma però ha una storia particolare, stratificata, contraddittoria. Quando hai preso l’incarico del lavoro a Ostiense con Hunting Pollution, cosa ti ha restituito questa città?

Da Milano a New York fino a Roma ho sempre cercato pareti che avessero qualcosa da raccontare, e a Roma questa voce è fortissima. È una città dove la storia non è solo scritta nei libri, ma stratificata nei muri, nei palazzi, nei contrasti del quotidiano. Quando ho iniziato Hunting Pollution a Ostiense, quello che mi ha restituito Roma è stata proprio questa energia contraddittoria: da un lato l’eredità millenaria, dall’altro una metropoli viva, contemporanea, che non ha paura di mostrare le sue ferite.

In quel contesto, parlare di inquinamento e sostenibilità aveva un peso ancora più forte: il murale non e’ solo un’opera pubblica, ma un dialogo con la città e con chi la abita, un invito a guardare al futuro senza dimenticare quello che ci ha portato fino qui.

A Ostiense il tuo airone non è solo un’opera da osservare, ma un segnale che dialoga con il traffico, con i passanti, con la vita di quartiere. Come dobbiamo interpretare i vari elementi della tua opera?

L’airone è il protagonista, simbolo di eleganza e fragilità, un animale che vive a stretto contatto con l’acqua e che diventa, in questo caso, sentinella dell’inquinamento. Il pesce che cattura rappresenta il paradosso della natura contaminata: una preda che non nutre, ma avvelena.

Il barile di petrolio è un reperto della nostra società dei consumi, un oggetto ormai talmente presente da sembrare parte dell’habitat, quasi “normalizzato”. Attorno, il mandala e i tentacoli sono forme che richiamano sia la bellezza della natura sia la sua minaccia: da un lato l’armonia dei cicli vitali, dall’altro l’espansione distruttiva di una macchia di petrolio che corrompe l’ecosistema.

Ogni elemento è pensato per dialogare con chi passa: non è solo un’immagine da guardare in verticale, ma un linguaggio che si intreccia con il traffico, i palazzi, la quotidianità del quartiere. È un invito a riflettere sul fatto che siamo parte di questo equilibrio, e che il nostro agire lo influenza direttamente.

A New York hai realizzato High Tide, un murale che parla di innalzamento dei mari e cambiamento climatico. A Milano “Anthropoceano”, a Roma, invece, hai fatto respirare l’aria con Hunting Pollution. Tre città diverse, stesse crisi: il clima e l’inquinamento. In che momento della tua carriera hai deciso di convogliare messaggi visivi sul tema ambientale?

Da un periodo di ricerca e documentazione che continuo a portare avanti e da una consapevolezza sempre più forte di quanto l’uomo stia incidendo sugli equilibri del pianeta, è nata la necessità di trasformare la mia arte in un linguaggio capace di affrontare temi ambientali reali e universali. Non potevo più limitarmi a un approccio estetico: sentivo l’urgenza di trasformare i muri in strumenti di sensibilizzazione.

Così sono arrivati progetti come Hunting Pollution a Roma, che affronta l’inquinamento atmosferico, Anthropoceano a Milano, dedicato alla crisi dei mari e all’impatto della plastica, e High Tide a New York, che mette in evidenza l’innalzamento degli oceani.

Queste opere nascono tutte dalla stessa spinta: usare l’arte pubblica per dare forma visiva a emergenze reali e stimolare una coscienza collettiva sul nostro rapporto con l’ambiente.

Roma è una città che spesso soffoca nel traffico e nello smog, ma allo stesso tempo è un laboratorio creativo incredibile. Pensi che opere come Hunting Pollution possano aprire una conversazione nuova tra cittadini, istituzioni e artisti?

Sì, lo ha già fatto. Hunting Pollution ha aperto un dialogo spontaneo tra cittadini, istituzioni e artisti, dimostrando che l’arte pubblica può essere molto più di un decoro: può diventare uno strumento di riflessione, di consapevolezza e di partecipazione.L’opera ha creato una connessione concreta tra chi vive la città e chi la rappresenta visivamente, trasformando uno spazio quotidiano in un luogo di confronto e sensibilizzazione. 

Il tuo lavoro dimostra che l’arte può migliorare la vita quotidiana. Se potessi scegliere liberamente uno spazio a Roma per un nuovo intervento, quale luogo vorresti trasformare? E quale messaggio ti piacerebbe lasciare?

Se potessi scegliere liberamente uno spazio a Roma, mi piacerebbe intervenire in un luogo vissuto ogni giorno dalla comunità, magari un’area di passaggio spesso trascurata o degradata, dove il murale possa diventare un respiro nella quotidianità. Vorrei trasformarlo in un punto di riflessione e di bellezza, un invito a prendersi cura dell’ambiente che ci circonda.

Il messaggio sarebbe chiaro e semplice: ricordarci che ogni azione conta, che possiamo convivere con la città e la natura in modo armonico, e che l’arte può essere uno strumento concreto per rendere la vita urbana più sostenibile, consapevole e capace di ispirare chi la attraversa.