Giovani e Impresa: Roma come laboratorio del futuro

Un impegno per l’innovazione che parte dai talenti under 35 e dai quartieri della Capitale

Di Gabriele Ferrieri, Presidente ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori

«Il futuro non busserà: lo costruiremo noi, brick by digital brick»

In un mondo che corre a velocità esponenziale, l’Italia – e Roma in particolare – si trova di fronte a una sfida epica: quella di trasformare i giovani talenti in motori di un’economia inclusiva e sostenibile. Come Presidente dell’ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, ho sempre creduto che l’innovazione non sia un lusso per pochi, ma un diritto per tutti, specialmente per chi ha meno di 35 anni e abita i nostri territori. Oggi, più che mai, i giovani romani rappresentano non solo il futuro, ma il presente di un ecosistema imprenditoriale che deve reinventarsi.  Questo editoriale non è un lamento sulle difficoltà, ma un manifesto di visione: Roma può e deve diventare il laboratorio italiano per un’impresa digitale radicata nei quartieri, dove formazione, tecnologia e sviluppo territoriale si fondono in un circolo virtuoso.

Partiamo dai numeri, che parlano chiaro. A Roma, secondo i dati ISTAT più recenti, i giovani under 35 costituiscono il 20% della popolazione attiva, ma solo il 12% delle imprese registrate ha un fondatore in questa fascia d’età. Perché questa forbice? Non per mancanza di idee – basti pensare ai boom di startup del food tech o nel turismo sostenibile emersi durante la pandemia – ma per barriere strutturali: accesso al credito limitato, burocrazia asfissiante e una formazione spesso scollegata dalle esigenze del mercato del lavoro. Eppure, la Capitale ha tutto per invertire la rotta. Con i suoi 2,8 milioni di abitanti, Roma è un crocevia di culture e saperi, dal Colosseo al Tecnopolo di Tor Vergata, passando per i makerspace di Tor Bella Monaca o le cooperative digitali di Centocelle. Qui, i giovani non sono solo consumatori di innovazione, ma i suoi artefici. Immaginate un ecosistema dove un’app per il riutilizzo dei rifiuti urbani, nata in un garage di Prenestina, si integra con i dati del Comune per ottimizzare la raccolta differenziata: questo è il digitale al servizio dei territori, non un’astrazione da Silicon Valley.

La mia visione per lo sviluppo di Roma passa attraverso quattro pilastri interdipendenti: digitale, territori, imprese e formazione. Iniziamo dal digitale, che non è un optional ma il cuore pulsante dell’impresa moderna. In un’era dominata dall’IA e dal 5G, i giovani romani devono essere i primi ad abbracciarlo. L’ANGI sta spingendo per un “Roma Digital Act”, un piano che eroghi voucher per l’alfabetizzazione tech nei municipi periferici, dove il divario digitale tocca picchi del 40%. Pensate a un ragazzo di Corviale che, grazie a corsi gratuiti su blockchain e coding, lancia una piattaforma per il microcredito peer-to-peer rivolto a famiglie immigrate. Questo non è solo business: è coesione sociale. Il digitale deve democratizzare l’accesso, trasformando gli smartphone in strumenti di empowerment, non di isolamento.

E i territori? Roma non è un monolite, ma un mosaico di realtà eterogenee. Dal centro storico alle periferie, ogni quartiere ha un potenziale unico da sbloccare. Prendete il VII Municipio, con le sue radici industriali dismesse: qui, i giovani possono rivitalizzare ex fabbriche in hub di co-working green, integrando energie rinnovabili e agricoltura urbana. L’ANGI promuove il modello “Territori Innovativi”, che vede le imprese under 35 come ancore di rigenerazione urbana. Non si tratta di gentrificazione, ma di inclusione: partnership con le ASL per app di telemedicina nei quartieri svantaggiati, o con le scuole per laboratori di robotica che coinvolgono intere comunità. Roma deve smettere di essere una città a due velocità; deve diventare un network dove il sapere del Trastevere incontra l’energia di Ostia Antica, creando valore condiviso.

Al centro di tutto, le imprese: non quelle gerarchiche del passato, ma agili, resilienti e umane. I giovani imprenditori romani stanno già dimostrando che si può fare. Pensate a “Roma Food Lab”, una startup under 30 che usa droni per consegnare pasti bio da filiere locali, riducendo l’impatto ambientale del 30%. O a “Urban Data Roma”, che analizza flussi turistici con big data per decongestionare il traffico senza sacrificare il patrimonio UNESCO. Queste storie non sono eccezioni, ma semi da coltivare. 

L’ANGI sta lavorando con le istituzioni per un fondo seed dedicato alle imprese under 35, con focus su sostenibilità e impatto sociale. Immaginate: 100 milioni di euro per 500 startup nei prossimi tre anni, con mentorship da giganti come ENI o TIM. Le imprese del futuro non competono solo per profitti, ma per purpose: risolvere i problemi reali di Roma, dal cambiamento climatico alla disoccupazione giovanile al 25%.

Infine, la formazione, il catalizzatore di questo ciclo. Le università romane – La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre – sono eccellenze mondiali, ma devono dialogare di più con il mondo del lavoro. Propongo un “Patto Formazione-Impresa” che integri curricula universitari con stage retribuiti in startup digitali, e boot camp territoriali per chi esce dalla scuola superiore senza una rete. Immaginate aule virtuali dove un professore di Economia incontra un founder di fintech per simulare business plan su Roma 2030.  L’ANGI è già partner di numerosi progetti su skills digitali. La formazione non deve essere un vicolo cieco, ma un trampolino: per ogni euro investito, ne generiamo tre in crescita economica.

In conclusione, cari giovani romani, la vostra energia è la benzina di questa città eterna. Come Presidente ANGI, vi chiamo a raccolta: non aspettate permessi, create alleanze. Roma non è solo la Città Eterna; può essere la Città Innovativa, dove il digitale illumina i territori, le imprese fioriscono dalla formazione e lo sviluppo è per tutti. Insieme, trasformiamo la sfida in opportunità. Il futuro non busserà: lo costruiremo noi, brick by digital brick.