Il racconto di una città in movimento

Idee, visioni e percorsi dai quattro talk protagonisti di Visiva 365


Il filo invisibile: la trasparenza come infrastruttura sociale

Estratto dal talk “Comunicazione pubblica, davvero”

Comunicare la cosa pubblica oggi non è più una semplice questione di affissioni o comunicati stampa, ma una sfida complessa che riguarda la costruzione di un’infrastruttura sociale basata sulla fiducia. Durante il confronto di Visiva 365, è emerso con forza che il racconto della città deve trasformarsi in un organismo vivo, capace di nutrirsi di dati certi e narrazioni autentiche. La sfida che attende le istituzioni nel 2026 non riguarda solo il volume delle informazioni prodotte, ma la capacità di abitare lo spazio del dialogo con il cittadino in modo etico e strategico. Secondo la Delegata FERPI Lazio, Serena Bianchini, la vera rivoluzione parte dalla valorizzazione delle reti umane. La comunicazione non è un atto isolato, ma un processo di networking costante che permette di tradurre le grandi strategie amministrative in cambiamenti percepibili nel quotidiano. Per la Delegata, fare squadra tra professionisti e istituzioni è l’unico modo per non disperdere il patrimonio di storie e successi che una metropoli come Roma genera ogni giorno.

In questo scenario di trasformazione, il confine tra l’efficienza del privato e la missione del pubblico si fa sempre più sottile e fecondo. Il CEO di Spencer & Lewis, Massimo Romano, ha scosso il dibattito introducendo il concetto di “rischio creativo” applicato alla verità. Non si può più pensare di comunicare attraverso slogan vacui se l’obiettivo è incidere realmente sulla coscienza collettiva. La narrazione istituzionale deve avere il coraggio di affrontare le zone d’ombra e le complessità, evitando la scorciatoia della propaganda per cercare invece un impatto duraturo. Il privato, in questa visione, non è un semplice fornitore di servizi, ma un partner strategico che aiuta il pubblico a trovare un linguaggio contemporaneo e coraggioso. Questa necessità di concretezza trova una sponda fondamentale nel metodo scientifico illustrato da Nicolò Scarano, Head of Business Development di Open Impact. Per il Direttore, il dato rappresenta il cuore pulsante di ogni scelta consapevole. Misurare l’impatto sociale della comunicazione significa infatti dare dignità e visibilità a quegli aspetti della vita cittadina che spesso restano nell’ombra. Quando la comunicazione si basa su dati trasparenti, cessa di essere rumore di fondo e diventa uno strumento decisionale potente, capace di dimostrare al cittadino come ogni risorsa investita si traduca in un benessere sociale quantificabile e reale. Il risultato finale è una città che non si limita a parlare di sé, ma che dimostra la propria evoluzione attraverso la chiarezza dei fatti.


Oltre il monumento: la cultura come respiro quotidiano

Estratto dal Talk “Cultura e convivialità”

Roma non può e non deve essere vissuta solo come un solenne museo a cielo aperto, ma come un laboratorio pulsante di convivialità dove l’arte torna a essere un’abitudine quotidiana. Il dibattito di Visiva 365 ha tracciato una rotta ambiziosa: la cultura deve uscire definitivamente dai suoi recinti dorati per farsi piazza, quartiere e momento di incontro spontaneo. Questo nuovo modello di “prossimità” ha trovato una delle sue espressioni più riuscite nell’esperienza del Municipio IX, raccontata dalla Presidente Titti Di Salvo. Attraverso il recupero de La Vaccheria, si è dimostrato come uno spazio storico possa essere restituito alla comunità non come reperto, ma come polo d’attrazione vibrante. La Presidente ha evidenziato come la bellezza e l’offerta culturale di alto livello non debbano essere un’esclusiva del centro storico, ma un diritto di ogni periferia. La cultura di prossimità diventa così uno strumento di democrazia e di lotta alla solitudine, capace di generare un senso di appartenenza che attraversa generazioni e strati sociali diversi.

Questa trasformazione profonda richiede però un cambiamento radicale nella gestione delle istituzioni museali e culturali. Per Cristiana Perrella, Direttrice del Museo MACRO, l’istituzione deve svestire i panni della sacralità per diventare uno spazio realmente ospitale. L’accessibilità, in questa visione, non è un concetto puramente tecnico legato all’abbattimento di barriere architettoniche, ma una sfida cognitiva ed emotiva. Il museo deve trasformarsi in una “piazza coperta” dove il cittadino può entrare con naturalezza, sentendosi parte di un dialogo che non lo giudica ma lo accoglie. A questo approccio si lega la visione di sistema presentata dalla VicePresidente di Azienda Speciale PalaExpo, Ivana Della Portella. L’idea della “Città delle Arti” rappresenta il tentativo di creare una rete organica che unisca i grandi poli della creatività romana, dal Mattatoio al Palazzo delle Esposizioni, in un unico respiro progettuale. Per la VicePresidente, è fondamentale che l’arte sia sottratta alle logiche del consumo rapido per essere restituita alla sua funzione di crescita civile e artistica. In questo grande mosaico, un ruolo cruciale è affidato alla formazione e alla motivazione delle nuove leve creative. Umberto Croppi, Presidente dell’Accademia di Belle Arti, ha ricordato come l’istituzione accademica sia il vero motore immobile della visione urbana. Formare un artista oggi non significa solo insegnargli una tecnica, ma prepararlo a essere un cittadino consapevole che vede nella città il proprio campo d’azione. Gli allievi dell’Accademia sono i futuri narratori di una Roma che vuole essere policentrica e visionaria. Solo unendo la forza delle istituzioni formative, la flessibilità dei musei e la vitalità politica dei municipi, la cultura potrà smettere di essere un evento eccezionale e diventare, finalmente, la linfa vitale della convivialità romana.


Il presente è coraggio: l’impresa di restare

Estratto dal Talk “Giovani e Imprenditori”

L’Italia non può più permettersi di guardare ai suoi giovani come a una promessa del futuro, ma deve riconoscerli come la forza motrice del presente. Il dibattito di Visiva 365 ha scardinato la retorica della “fuga di cervelli” per analizzare la realtà di chi sceglie, con caparbietà, di restare e investire sul territorio. Questa nuova generazione non chiede quote protette, ma spazi decisionali e un ecosistema che sappia trasformare l’ambizione in valore sociale ed economico. Secondo Federico Lobuono, Presidente di Giovane Roma, il vero cambiamento culturale parte dal rifiuto della nostalgia: non bisogna farsi dire “stai al tuo posto”, ma rivendicare il diritto di sedere ai tavoli dove si scrive la storia delle istituzioni e della politica. Per il Presidente, valorizzare il talento significa dare opportunità concrete a chi decide di non abbandonare le proprie radici, specialmente nei piccoli comuni, rendendo la permanenza in Italia una scelta ambiziosa e non una necessità subita.

Questa sfida identitaria si intreccia indissolubilmente con la capacità di innovare i processi produttivi e didattici. Per Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI, il futuro del Paese passa per un rinnovato partenariato pubblico-privato e per un’offerta formativa che metta le materie STEM e la pratica al centro del percorso scolastico. L’innovazione non è un concetto astratto, ma si misura nella capacità di trattenere il know-how tecnologico all’interno dei confini nazionali, trasformando le idee in startup capaci di generare occupazione reale. In questa visione, il successo del singolo diventa un bene comune, a patto che il sistema Paese sappia offrire incentivi e visioni di lungo periodo per contrastare l’approccio passivo alla vita e alla professione.

Tuttavia, l’innovazione tecnologica deve saper dialogare con la solidità della tradizione e del saper fare artigiano. Valerio Antonioni, Presidente di CNA Giovani Imprenditori Roma, ha evidenziato come l’imprenditoria under 40 necessiti di un supporto costante per navigare le complessità della burocrazia italiana. Per il Presidente, essere “caparbi come treni” non basta se non si ha la capacità di fermarsi a riflettere sulla sostenibilità del proprio progetto nel tempo. La funzione delle associazioni di categoria diventa quindi quella di bussola, informando i giovani sui bandi e sui crediti d’imposta necessari per programmare una crescita che sia al contempo innovativa e radicata nel territorio. In questo grande mosaico di competenze, un ruolo cruciale è affidato anche alla pazienza e alla cura del capitale umano. Matteo Faenza, Chef del ristorante Mogano, ha ricordato come l’eccellenza nasca dalla sinergia familiare e dalla capacità di godersi il percorso quotidiano senza farsi travolgere dalla fretta. Per lo Chef, l’esperienza all’estero deve essere una palestra per imparare e poi tornare a restituire valore, dimostrando che il ristorante o la bottega non sono solo attività commerciali, ma presidi di identità e convivialità. Solo unendo la visione politica, la spinta tecnologica, il supporto associativo e la passione artigiana, l’imprenditoria giovanile potrà smettere di essere un’eccezione e diventare, finalmente, il pilastro su cui fondare il nuovo orgoglio del Made in Italy.


L’asticella di tutti: lo sport come cantiere di civiltà

Estratto dal Talk “Sport & Accessibilità”

Lo sport non può più essere inteso solo come una sequenza di primati e competizioni esasperate, ma deve essere riscoperto come la più potente medicina contro l’esclusione e il bullismo. Il dibattito di Visiva 365 ha tracciato una visione dove l’attività fisica diventa un linguaggio universale capace di abbattere non solo le barriere architettoniche, ma soprattutto i pregiudizi mentali che ancora isolano il “diverso”. Secondo Stefania Cardenia, Direttore Regionale di Special Olympics Italia Team Lazio, l’inclusione non deve restare una parola abusata, ma trasformarsi in un’azione concreta che riconosca l’unicità di ogni individuo. Attraverso lo sport unificato, dove persone con e senza disabilità giocano insieme, si ribalta la prospettiva: non è solo l’atleta fragile a beneficiare del gioco, ma è l’intera comunità a imparare il valore della perseveranza e della diversità come ricchezza. Il giuramento dell’atleta Special Olympics — “Che io possa vincere, ma se non ci riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze” — diventa così un manifesto politico e sociale per una città che vuole finalmente dirsi umana.

Questa rivoluzione culturale richiede però un cambiamento radicale nel modo in cui pensiamo e gestiamo gli spazi urbani della Capitale. Per Simone Menichetti, Presidente di UISP Roma, è fondamentale superare il paradigma del risultato a ogni costo per abbracciare la filosofia dell’ “ostacolo obliquo”: ognuno deve avere il diritto di saltare l’asticella all’altezza che le proprie specificità gli consentono. Il Presidente ha denunciato con forza la scarsa manutenzione degli impianti romani, sottolineando che l’accessibilità reale nasce dal recupero della dimensione ludica e dal benessere personale, piuttosto che dalla caccia al record ufficiale. Solo mantenendo viva la “tigna” e la motivazione, anche di fronte alle complessità burocratiche, le associazioni di base possono continuare a offrire a tutt* la possibilità di vivere lo sport come un diritto di cittadinanza.

Il valore dello sport si misura infatti nella sua capacità di trasformare i territori più complessi in centri di speranza e bellezza. Graziana Di Zonno, Vicepresidente di Calcio Sociale, ha raccontato l’esperienza del “Campo dei Miracoli” a Corviale, dove il calcio è diventato uno strumento per veicolare dignità e legalità. In questo modello, le regole del gioco vengono riscritte per premiare l’accoglienza: le squadre sono eterogenee per età e abilità, e il rigore viene battuto dal giocatore meno esperto, ponendo l’educazione pedagogica al di sopra della tecnica pura. Per la Vicepresidente, la sfida per il futuro è portare questi valori fin dentro le curve degli stadi professionistici, formando tifosi e atleti più consapevoli e meno legati alle logiche violente del business. Solo attraverso l’unione delle forze tra le realtà del terzo settore — come dimostrato dall’invito reciproco a collaborare tra UISP, Special Olympics e Calcio Sociale — sarà possibile vivere Roma non come una metropoli frammentata, ma come un “piccolo borgo” dove nessuno viene lasciato solo. La presenza costante e l’ascolto delle famiglie restano i pilastri per costruire una società dove non sia più necessario celebrare una giornata per la disabilità, perché l’inclusione sarà diventata, finalmente, la nostra normalità quotidiana.